03/11/2009
Mito sul fermaglio
Parole d’oro etrusche
Un arco tra passato e presente
Elegante e preziosa, la fibula
a drago di Chiusi meraviglia per la meticolosa precisione con la
quale furono applicati i granuli d’oro che compongono le lettere,
impresse sulla sua superficie. Ancora più sorprendente si
rivela la forma ingegnosa della struttura ad arco. Il disegno, studiato
nei dettagli, appare come una ricercatezza della logica alla base
della realizzazione del fermaglio. Una logica che sembra abbia voluto
mettere in rilievo i significati legati al termine arco,
fra i quali si ricordano quello figurato e quello matematico.

Particolare ricorrente nella struttura delle fibule
etrusche, l’arco
e la sua qualità di esattezza divengono un invito implicito
a riflettere su tale forma geometrica, considerandola come regola
di valore generale, capace di generare legame, armonia e stabilità.
Sul fermaglio i caratteri sono distribuiti in modo da formare due
distinte sequenze, l’una che si estende sul lato frontale del
fermaglio, l’altra che si trova sul lato nascosto. Sottoposti
ad una complessa interpretazione quei simboli danno la possibilità di
elaborare una serie di versioni ed ogni evento descritto sembra essere
caratterizzato da due momenti fra loro opposti e in reciproca alternanza.
Si scoprono consigli per compiere i due gesti contrari di apertura
e di chiusura del fermaglio. Si ritrova la descrizione degli opposti
sentimenti, sospesi tra l’attesa di un evento e la tranquillità derivata
dal superamento dell’incertezza. Circostanze queste fra loro
contrapposte e che sembrano essere costantemente tese a mantenere
un legittimo e naturale equilibrio. Situazioni che possono essere
ricollegate tutte al concetto di arco, una tensione tra
due confini in opposizione e inseparabili.
L’argomento di questo articolo riguarda l’epigrafe
che si trova impressa su una fibula etrusca, chiamata
fibula a drago per l’aspetto sinuoso della struttura ad arco.
Sulla guaina si trova il testo. Questo è composto da simboli
ottenuti a granulazione, una tecnica dell’oreficeria antica
che consisteva nell’applicazione di granuli d’oro, per
formare decorazioni sulla superficie di oggetti preziosi. Il gioiello
risale alla seconda metà del VII secolo a.C. e proviene da
Castelluccio di Pienza, località nelle vicinanze di Chiusi,
in Toscana.
Soluzioni
I caratteri impressi sulla fibula possono essere interpretati con
il sostegno della teoria presentata da chi scrive e descritta nei
precedenti articoli. Secondo questa teoria ogni lettera che si
trova sul fermaglio, se presa singolarmente o combinata con quelle
vicine, può essere confrontata con termini latini e italiani.
Le varie accezioni dei termini latini e italiani danno la possibilità di
interpretare il testo etrusco con frasi che abbiano contenuti diversi.
In base a questa teoria l’insieme di simboli sul fermaglio
viene risolto con cinque differenti versioni. Per ottenere i diversi
modi di dire i caratteri vengono letti di seguito sia attenendosi
al metodo tradizionale, come appare nella trascrizione del testo,
sia con i seguenti accorgimenti: A = E = A // V = F = V // W =
SI = SCI // N = GN = N // Z = i, t, i, o = essa = Z // K = C =
CH = Q // 8 = F = B = otto // S = S; nella trascrizione W
sostituisce il simbolo che nell’originale appare simile ad
M e che, in questa occasione, viene letto SI e SCI. La scelta di
cambiare la lettura tradizionale rientra nell’esperimento
e deriva dall’osservazione dei simboli interessati da tali
cambiamenti e presenti nell’originale etrusco. Per la loro
forma particolare essi suggeriscono di elaborare anche una diversa
interpretazione. Per esempio al simbolo tradizionalmente letto
V viene alternativamente dato il valore di V e di F, poiché esso
nell’originale si presenta simile alla lettera F. Continuando
nella prova le consonanti vengono raddoppiate e le lettere D e
T sono usate senza distinzione fra loro, come accade spesso anche
nel dialetto. Può risultare utile inoltre aggiungere le
vocali, al fine di migliorare la comprensione delle parole ottenute
dalla suddivisione. Le parole tratte dal testo originale vengono
confrontate con termini latini e italiani. Il passaggio dall’originale
alla versione in Italiano viene realizzato anche grazie alla mediazione
di uno dei dialetti parlati nelle regioni centro-meridionali del
Lazio.
La sequenza m, a, t, h, i, m, a, n, u, rilevata sul testo
originale etrusco, viene risolta con le espressioni medio mani “a
metà rimani” e con maddimani, mo’ dimane “questa
mattina”. Questi sono modi di dire popolari che suggeriscono
le soluzioni, per realizzare le tre versioni in dialetto.
Le due versioni ottenute dal confronto dell’originale etrusco
con termini latini seguono un procedimento più elaborato.
Nella quarta versione ad esempio possono essere messi in relazione m,
i, a, r, a con m, a, e, r, e, o “compiangere”; t,
h, i, a con t, u, e, o “avere cura, difendere”; v,
e, l, a, v, e con velo “coprire, velare”; z con i,
t, i, o “movimento”; m, a, t, h, i, m, a, n,
u con m, e, d, i, m, n, o (misura); r, k,
e, m, b con r, e, c, u, m, b, o “piegarsi”; e,
v, e con i, r, e “andare, divenire”; i,
n, k, e, t, u, r con i, n, c, h, o, a, t, o, r “fondatore”.
La sequenza s, i, k, i sembra concordare con s,
e, q, u, i. L’equivalenza tra q e c e k trova
giustificazione all’interno del paradigma di s, e, q, u,
o, r nel quale si rileva s, e, c, u, t, u, s. In questo
caso s, e, q, u, o, r, è inteso con il significato
di “seguire come guida”.
Le voci compiangere, difendere, proteggere, seguire
come guida divengono quindi parte degli elementi necessari per
elaborare la quarta versione, incentrata sulla figura mitica del
padre, tutore e guida per il proprio erede.
Prima versione
Apertura e chiusura del gioiello
A. Trascrizione del testo
(Il testo sul fermaglio si sviluppa su due lati, che sono indicati
di seguito come lato uno e lato due)
MIARATHIAVELAVEWNAWZAMATHIMANU (Lato uno) // RKEM8EVEINKETURSIKINA
(Lato due)
B. Suddivisione
(Lato uno del fermaglio) (Lettura da destra verso sinistra del testo
trascritto. L’originale etrusco viene messo a confronto con
termini latini) (Z = i, t, i, o // W = SI // V = V).
u, n =
una = contemporaneamente; /Latino/ una = a un tempo,
insieme
a, m, i, t, h = e, m, i, t, t, i = tira;
/Latino/ e, m, i, t, t, o = tirare, far uscire, mandare fuori
a, m, a =
e, m, i = ottieni; /Latino/ e, m, o = ottenere
z =
i, t, i, o = movimento; /Latino/ i, t, i, o = andata
w, a, n, w = sinesi = contatto
e, v =
e, v, e, h, i = porta fuori; /Latino/ e, v, e, h,
o = sollevare, portare fuori
a, l, e, v, a = eleva /Latino/
= eleva
i =
e, o /Latino/ = finché
t, h, a, r, a, i, m = d, i, r, i, e, m, i /Latino/ = dirimi, separi
(lato due del fermaglio) (K = C = CH = Q // 8 = f, i, e)
a, n, i, k =
iniquo /Latino/ = contrario
i, s =
i, s = muovi; /Latino/ i, r, e
= procedere
r, u =
r, u, i /Latino/ = abbassa
t, e, k, n, i = t, e, c, h, n,
a /Latino/ = accorgimento, meccanismo, astuzia
e, v, e =
e, v, e, h, i /Latino/ = avanza
8 =
f, i, e = considera; /Latino/ f, i, o = avvenire,
essere considerato
m, e, k, r = m, u, c, r, o /Latino/
= estremità, punta
C. Riepilogo
“U, n, a; e, m, i, t, t, i; e, m, i; i, t, i, o; s, i,
n, e, s, i; e, v, e, h, i; e, l, e, v, a; e, o; d, i, r, i, m,
i // i, n, i, q, u, o; i, s; r, u, i; t, e, c, h, n, a; e,
v, e, h, i; f, i, e; m, u, c, r, o”.
D. Interpretazione
“Per aprire il fermaglio tira e contemporaneamente
ottieni movimento, contatto porta fuori, eleva finché separi;
per chiudere fai il movimento contrario, abbassa il meccanismo,
avanza, controlla estremità”.
Seconda versione
Come indossare il gioiello
A. Trascrizione
MIARATHIAVELAVEWNAWZAMATHIMANU // RKEM8EVEINKETURSIKINA
B. Suddivisione
(lettura da sinistra verso destra del testo trascritto. Il dialetto
interviene come mediatore fra l’originale etrusco e le parole
italiane)
(A = E = A // V = V // W = SI // N = GN = N // K = C = CH // 8 =
fa).
MI AR(R)ETHI A V(I)E LEVA SI(G)NA SI (I)SSI MEDI MANE // R(I)CHIAM
FA E VA IN CHIUTERSI CUNA
C. Recitazione in Dialetto
“Mo(v)i arreti e via leva signi si issi medio mani; richiamo
fa i vai in chiudersi cuna” (issi da issare “sollevare”)
(Dialetto del Lazio).
D. Interpretazione
“Per aprire il fermaglio muovi indietro e via
leva segno così sollevi e sospeso a metà rimani;
per chiudere fai richiamo del meccanismo e vai a fermare la punta
nell’incavo”.
Terza versione
Rispetto per il padre
MIARATHIAVELAVEWNAWZAMATHIMANU // RKEM8EVEINKETURSIKINA
(V = F // N = GN = N // K = C = CH = G // 8 = B)
MI ERETHI E FIL(I) E FA SI(G)NE SI ISSA MATHIMANU // R(I)CC(O) E
M(O’) BE(O) FINCHE’ TU R(E) SAGGI (U)NA
“Me erede e figlio fai segno sì e issi mo’ dimane; ricco
e mo’ beo finché tu re saggi uno” (Dialetto del Lazio).
“Sono tuo erede e figlio e resto in attesa che tu faccia
segno di approvazione per alzarti in piedi questa mattina; sono ora ricco e
beato e finché sei tu il re resto anche una persona saggia”.
Quarta versione
Riferimenti al mito
MIARATHIAVELAVEWNAWZAMATHIMANU // RKEM8EVEINKETURSIKINA
MAERETUEVELAVESIGNASIOITIOMEDIMANE; RECUMBEIVEINCHOATORSEQUINEI
“Il padre compianto custodisce, protegge, invia il suo segnale,
rappresenta esempio di equilibrio; sembra sollevarsi dal suo luogo di quiete
e può essere considerato fondatore, tutore, guida”.
Quinta versione
Un dono
Lato uno: “Ammirata e fa la fascinosa essa maddimane”;
lato due: “Unica sarete, cone affetto, me cara” (Dialetto
del Lazio). ”Il
dono rende lei ammirata e ricca di fascino questa
mattina. Unica sarai
tu, con affetto, per me cara”.
Pina Basile